• Staff Mediterraneo Capital Ltd

IL MERCATO DELLE FUSIONI E ACQUISIZIONI IN ITALIA

 MERGERS AND ACQUISITIONS IN ITALIA

Per quanto riguarda il nostro Paese, partendo da una ricerca condotta fra il 1994 e il 1998 da Valter 3 Conca in cui il mercato italiano dell’ M&A viene definito come un mercato “ancora immaturo, assai frammentato, e poco trasparente” dalla fine degli anni ’90 ad oggi il processo di concentrazione di alcuni settori (come quello bancario) ha contribuito a rendere l’Italia più simile ad altri Paesi europei.


Se consideriamo gli anni compresi tra il 1999 e il 2011, possiamo osservare come le operazioni di M&A in Italia siano cresciute, raggiungendo il picco di 816 nell’anno 2008, per poi attestarsi su di un numero comunque inferiore a quelli registrati nei precedenti anni dello stesso decennio

Osservando il numero e il valore delle operazioni realizzate dall’anno 2000 in avanti, ci si rende conto di come gli ultimi anni di questo decennio siano stati fortemente influenzati anche dalla crisi finanziaria che ha colpito le economie mondiali. A partire dalla metà del 2008, infatti, la crisi ha messo in discussione le strategie delle imprese e, in primo luogo, proprio quelle orientate alla crescita e alle acquisizioni, operando su diversi livelli; incertezza e preoccupazione circa l’andamento futuro della domanda, da un lato, clienti insolventi dall’altro.


A fronte di un ambiente ostile come quello che caratterizza la crisi, le imprese che realizzano operazioni di M&A sembrano essere più prudenti, manifestando soprattutto un maggior divario tra le dimensioni medie di chi acquista e le dimensioni medie di chi è acquisito ed una preferenza fra target che operano nello stesso settore o in settori affini e spesso focalizzandosi nello stesso mercato di provenienza.

Sintetizzando quanto emerge dall’analisi, possiamo sottolineare come le condizioni di contesto giochino un ruolo molto importante nelle operazioni di corporate M&A, spingendo le imprese a trovare un buon equilibrio tra orientamento al rischio e prudenza. La crisi, senza dubbio, rende l’ambiente più ostile e quindi le operazioni di M&A in periodo di crisi si caratterizzano per un livello di rischio più elevato rispetto a quelle realizzate in condizioni di stabilità o, più ancora, di crescita economica. A questo maggior rischio, dall’analisi condotta sembra far da contraltare un maggior grado di prudenza da parte di chi si impegna, come bidder, in operazioni di M&A.


Questa prudenza emerge soprattutto dall’analisi dei seguenti due fattori:


 C’è un maggior divario tra le dimensioni medie di chi acquista e le dimensioni medie di chi è acquisito. In periodo di crisi, quindi, realizzano M&A imprese più grandi che acquisiscono imprese più piccole. Ciò è confermato anche dall’inferiore valor medio dei deal, che risente dunque sia delle minori dimensioni delle target, sia dell’effetto della crisi. Il risultato è un’attenuazione del rischio associato alle operazioni realizzate, sia sotto il profilo economico-finanziario, sia sotto il profilo organizzativo (si tratta di operazioni meno complesse rispetto a quelle in cui bidder e target hanno dimensioni simili).


 Si realizzano operazioni di M&A soprattutto se si sono già avute esperienze di fusione e acquisizione, anche se non necessariamente nell’ambito della stessa bidder. Ciò che è importante è che l’esperienza sia stata sviluppata nell’ambito del gruppo di appartenenza, sottolineando così la criticità del ruolo del gruppo rispetto alla singola azienda che vi appartiene.

Ne risulta che le imprese che hanno una chiara strategia di crescita esterna e sono abituate a realizzare operazioni di M&A non trovano un ostacolo nelle condizioni ambientali che sono proprie dei periodi di crisi, ma anzi possono far leva sui propri punti di forza per realizzare acquisizioni a condizioni particolarmente vantaggiose. Come sempre avviene, quindi, quelle che ai più paiono pericolose minacce possono in realtà rappresentare interessanti opportunità per chi è pronto a coglierle. Il messaggio che le imprese possono cogliere è che l’investimento fatto sviluppando specifiche competenze, capacità, esperienze può dare i suoi frutti migliori forse proprio nei periodi più difficili.


I risultati di questa ricerca offrono spunti di riflessione anche per i policy maker. E’ anzitutto opportuno riflettere sulla nazionalità delle imprese coinvolte nelle operazioni di M&A analizzate. Il fatto che siano aumentate le operazioni Italia su Italia può essere interpretato, da un lato, come sintomo del rafforzamento di alcuni player nazionali. Ciò, alla luce della debolezza delle imprese italiane sotto il profilo dimensionale rispetto ai concorrenti di altra nazionalità (in primis europei), potrebbe essere considerato un buon risultato, laddove non conduca a situazioni di troppo elevata concentrazione. Può essere invece considerata come preoccupante l’evidenza che nelle operazioni cross-border le imprese italiane siano presenti soprattutto in posizione di target. Questo fatto, confermato anche da successive operazioni avvenute in settori storicamente rilevanti per l’Italia come quello alimentare, ci dice ancora una volta come nel processo di globalizzazione delle economie l’Italia, a causa delle piccole dimensioni e più in generale della debolezza strutturale delle sue imprese, rischi di continuare a giocare un ruolo solo passivo.


Dopo un 2012 da considerare come anno condizionato da investimenti statali soprattutto da parte della Cassa Depositi e Prestiti vediamo che il 2014 presenta un numero di operazioni pari a 522 ( 381 operazioni nel 2013) con un controvalore complessivo pari a 39 miliardi di euro contro i 31 miliardi del 2013, pertanto si riscontra un ragionevole aumento sia di volume che di numero di operazioni , tanto da far considerare il 2014 come il migliore anno degli ultimi 5 anni.


Questo dato positivo va letto in rapporto al fatto che il nostro paese pur vivendo un contesto economico molto frenato desta interesse da parte di acquirenti esteri: europei, Usa e appartenenti a paesi emergenti quali Emirati Arabi, Cina India e Corea, in funzione quindi all’area geografica (41% delle operazioni e il 36% del totale riguarda operazioni estero su Italia).

Premesso che per i paesi in via di sviluppo ed in particolare la regione asiatica, vi sono dei considerevoli aumenti e che anche in Europa vi è un aumento del 49%,


MERGERS AND ACQUISITIONS: UN QUADRO D’INSIEME

MERGERS AND ACQUISITIONS: UNO STRUMENTO PER CRESCERE E CREARE VALORE

Conclusioni

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